Marketing: Analisi delle Fake News. Chi le crea? Dove e come vengono distribuite?

WebMarketingManager.net – E’ un gran parlare di “fake news“. Il “presidente” degli U.S.A. (Stati Uniti), Donald Trump ha vinto le elezioni proprio grazie alle sue “fake news” distribuite sui principali “social networks del tempo libero“.

Un fenomeno che va oltre il reale problema ed il terminefake news” è spesso abusato da chi non conosce o non vuole approfondire determinati argomenti.

 

Non hai letto bene una notizia? E’ una “fake news”.

Non hai conoscenza su di determinati aggiornamenti? E’ sicuramente una nuova “fake news”.

Questa è l’ultima “moda” lanciata dai media tradizionali in crisi d’ascolti: TV (televisione) in cima alla lista.

 

L’ignoranza (la non conoscenza di un argomento) viene spesso giustificata, dai lettori più superficiali, dicendo che si tratta di una “fake news“. Ma non tutto ciò che non si conosce è necessariamente una “fake news”.

Fatta questa breve, ma doverosa premessa, analizziamo i dati emersi della ricerca, sulla creazione e distribuzione di “fake news” nel Mondo.

 

Analisi delle Fake News. Chi le crea? Dove e come vengono distribuite?

  1. Publishers (editori) / media companies (gli stessi canali dove leggiamo le “fake news”), nell’83% dei casi
  2. Social media platforms (i vari “social networks del tempo libero”), nel 73% dei casi
  3. Technology partners, nel 56% dei casi
  4. Brands (le marche) / advertisers (gli inserzionisti), nel 53% dei casi
  5. Search platforms, nel 52% dei casi
  6. Agencies (Centri Media / Agenzie di pubblicità), per il 49% dei casi
  7. Altro, per l’8% dei casi

Fonte / Dati: Society for New Communications Research of The Conference Board (SNCR) – Dicembre 2017

 

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Focus on: La creazione delle “fake news” nel Mondo non è sufficiente a fare in modo che esse vengano lette.

Per la distribuzione delle “fake news” bisogna necessariamente comprare pubblicità principalmente sui vari “social networks del tempo libero” dove l’utente è spesso poco attento a ciò che legge.

Solo in questo modo, le varie “fake news” avranno visibilità, nel breve periodo, al grande pubblico poco informato (che le condivide, senza averle neppure lette e/o approfondite).