Marketing: Smart Working in Italia nel 2017. Resistenza al Cambiamento e Cause principali

WebMarketingManager.net – Con la Legge 22 Maggio 2017, n. 81 – G.U. n. 135 del 13-6-2017 ed entrata in vigore del provvedimento dal: 14 Giugno 2017, lo smart working (lavoro agile – lavorare da remoto/a distanza/da casa) è operativo anche in Italia, ma in realtà, c’è ancora molta resistenza al cambiamento, da parte delle aziende italiane che non si fidano dei propri dipendenti/collaboratori.

Analizziamo i principali ostacoli per l’introduzione dello smart working, nelle PMI (Piccole e Medie Imprese) in Italia.

Quali sono i principali ostacoli, in Italia all’introduzione dello smart working?

  • il 53% delle aziende risponde con: “non applicabile alla nostra realtà
  • l’11%, delle aziende, ammette: “mancanza di interesse e resistenza
  • il 7%, ancora oggi afferma: “attività poco digitalizzata
  • un altro 7% dichiara che: “non sa come introdurlo
  • mentre il 6% afferma che ci sarebbero: “elevati investimenti e costi richiesti

Fonte / Dati: Osservatori Digital Innovation – Politecnico di Milano.

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Focus on: Italia, Italia, Italia… oh povera Italia… quante affermazioni al limite del ridicolo, per non ammettere candidamente la verità: non volete applicare lo smart working perché non vi fidate dei vostri lavoratori. Punto.

Una domanda su tutte: ma se le aziende italiane non si fidano dei propri dipendenti/collaboratori, per quale motivo li avete assunti? O avete fiducia nei propri lavoratori, o non l’avete. Non esistono “le mezze misure”.

La legge sullo smart working (lavoro agile – lavorare da remoto/a distanza/da casa) adesso c’è in Italia. Manca solo la volontà d’applicarla ed il cambio di mentalità aziendale.

La resistenza al cambiamento da parte di chi ha contratti “blindati” (firmati prima del 2015) dell’epoca pre-Renzi (prima che Renzi & Co. abolissero l’articolo 18, con il Jobs Act, entrato in vigore dal 7 Marzo del 2015, ed introducesse il nuovo contratto (poco sicuro) a tempo indeterminato), è molto forte.

 

L’Italia è spaccata in 2, e le differenze nel mondo del lavoro aumentano sempre di più:

 

  • Da una parte abbiamo i “vecchi lavoratori” con i contratti “blindati” e “sicuri” a tempo indeterminato (firmati prima del 7 Marzo 2015) che non hanno nessuna intenzione di perdere i privilegi acquisiti, il loro “contratto con diritti” ed innovare dando la possibilità ai propri dipendenti/collaboratori (arrivati dopo il 7 Marzo 2015) di utilizzare lo smart working (lavoro agile – lavorare da remoto/a distanza/da casa)

 

  • Dall’altro lato, abbiano i nuovi lavoratori (maggiormente penalizzati) o chi è rientrato nel mondo del lavoro, ed anche chi è passato (ha cambiato) da un’azienda ad un’altra, dal 7 Marzo 2015 che si è trovato a firmare il nuovo contratto (poco sicuro) a tempo indeterminato, che di fatto non offre nessuna reale garanzia e nessun diritto al lavoratore, che si illude d’aver firmato il contratto (a tutele crescenti) a tempo indeterminato “buono” e “con diritti” (“il posto fisso” (se mai fosse esistito) che di fatto non esiste più in Italia dal 7 Marzo 2015). Nessuno di questi lavoratori avrà diritto alle tutele dell’articolo 18, che resta, invece “attivo”, solo per tutti gli altri vecchi contratti a tempo indeterminato.

 

Ecco perché c’è ancora molta resistenza al cambiamento in Italia. In queste condizioni, difficilmente si potrà innovare.

Poi ci si meraviglia così tanto del perché nel 2016, ben 124.076 italiani sono andati all’estero per lavorare, dati in aumento del +15,4% rispetto al 2015 (Dati Rapporto Italiani nel Mondo 2017 della fondazione Migrantes).

In totale gli italiani all’estero sono 5 Milioni, +60,1% in 10 anni (Dati aggiornati al 1° Gennaio 2017 – rif. iscrizioni all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero)).

Lombardia, Veneto, Sicilia, Lazio e Piemonte sono le prime 5 regioni italiani con maggiori partenze di italiani all’estero.

Italiani in fuga all’estero dalle città e province di: Roma, Milano, Torino, Napoli e Brescia.

E mentre il Mondo avanza, e le paure per l’intelligenza artificiale aumentano ad ogni ricerca di mercato, quando arriverà il vero cambiamento anche in Italia, sarà così forte da spazzare via intere generazioni di “dinosauri” che non hanno saputo adattarsi al cambiamento che era davanti ai propri occhi.