Social Networks: il 69% delle Foto dei Profili OnLine sono Modificate dai Giovani

WebMarketingManager.netFoto ritoccate / modificate / falsificate nei profili degli utenti giovani dei social networks. Praticamente il 69% delle foto sono false.

Foto ritoccate / modificate / falsificate nei social networks pur di farsi accettare dai propri simili. Le insicurezze dei giovani e la voglia d’apparire online per ciò che non si è.

Cosa fare pur di sembrare più attraente?

Modificare/falsificare le proprie foto e metterle online sui social networs.

Giovani e giovanissimi fissati con il proprio aspetto fisico. Quasi ossessionati dall’apparire per quello che non si è: 2 giovani su 3 ritoccano/falsificano la propria foto del social network che utilizzano.

Perché i giovani italiani (e non solo) modificano/ritoccano/falsificano la propria foto online?

  • Il 69% modifica/ritocca/falsifica le proprie foto, prima di postarle online
  • il 41% utilizza i filtri per sembrare attraente
  • il 27% dice di aver rimosso le imperfezioni della pelle o i brufoli sul viso
  • l’11% ha modificato il colore della pelle
  • l’8% ha modificato l’aspetto fisico: foto grassa con una più magra o comunque da sembrare più in forma
  • l’8% si è sbiancato i denti
  • il 3% si è reso più muscoloso
  • l’1% ha ingrandito la misura del seno o dei pettorali

Social FAKE Networks, verrebbe da dire!

Giovani e reazioni online:

  • il 22% ha pubblicato foto di cui poi si è pentito, e le ha rimosse perché ha ricevuto zero o pochi “Like”.
  • il 15% dichiara di sentirsi molto triste o imbarazzato con meno di una decina di “Like” per la propria foto profilo
  • il 17% si sente “giudicato” dal numero di amici che ha sui social natworks e da quanti “Mi piace” riesce ad ottenere per i post che scrive

La ricerca è stata effettuata in 10 nazioni europee, inclusa l’Italia.

Fonte: Ipsos MORI / Vodafone / Safer Internet Day

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Focus on: In poche parole: un Mondo di Complessati/e online sui Social FAKE Networks.

Nuove generazioni perdute su Internet, in attesa di “like”.

E’ richiesto con urgenza l’intervento dei genitori (o di chi ne fa le veci)…

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Digital Advertising: gli Utenti di Internet Non vogliono la Pubblicita’: la Bloccano

WebMarketingManager.netOltre 600 Milioni di apparecchi (smartphone, tablet e computer) utilizzano questi software (programmi) per bloccare la pubblicità dei siti web che visitano.

In costante aumento la crescita di programmi (software) per bloccare la pubblicità sui siti internet. Sono gli “AdBlock”.

Tutto gratis, sempre e comunque online? Queste sembrano le priorità per gli utenti del web che vogliono bloccare la pubblicità sui siti internet che visitano, privando l’editore dell’unica fonte di guadagno per sopravvivere.

In crescita del +30% (rispetto al 2015) gli “AdBlock”, con oltre 600 milioni di installazioni, i programmi (softwares) per bloccare la pubblicità sui siti internet.

Nel Mondo si stima, che ad oggi, Febbraio 2017, l’11% di tutti gli utenti che usano internet, sia dal proprio smartphone, che dal tablet, che dal proprio computer fisso, classico P.C.  (personal computer) e/o notebook (computer portatile), hanno installato sui propri dispositivi un “AdBlock” per non vedere la pubblicità online.

Troppa pubblicità indesiderata e fastidiosa per gli utenti che non gradiscono essere “martellati” da messaggi pubblicitari, durante la loro navigazione online.

Dove sono installati gli “AdBlock” ?

  • 380 milioni, sui dispositivi mobili (smartphone e tablet)
  • 236 milioni, sul computer fisso, classico P.C. desktop (personal computer) e/o notebook (computer portatile)

Ed i siti che hanno installato i sistemi per aggirare i programmi per il blocco delle inserzioni?

  • il 74% degli utenti di adblock abbandona questi siti
  • ed il 77% è disponibile a guardare la pubblicità solo di formati specifici, e non invasivi per la navigazione

Dove scaricare gli AdBlock, per bloccare la pubblicità fastidiosa dei siti internet?

  • Adblock Plus (è installato su 100 Milioni di devices)
  • E molti altri li troverete cercando su Google scrivendo “AdBlock”

Fonte: PageFair

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Focus on: Tempi duri per gli editori online. Se viene bloccata anche la pubblicità sul web, non avranno tempi medio-lunghi di sopravvivenza.

E se il 74% degli utenti ha dichiarato che non visiterà più i siti che a loro volta hanno installato dei sistemi contro gli “AdBlock” per costringere l’utente a guardarsi a forza la pubblicità, significa che l’editore potrà contare solo sul restante 26% di utenti internet disponibili a visitare il sito e la pubblicità.

Una magra consolazione.

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#Digital Advertising #AdBlock #Bloccare Pubblicita’ #Ad Block #Come Bloccare la Pubblicità sui Siti Internet? Programmi per Bloccare la Pubblicita’ dei Siti Web. Quali sono?

 

Social Media Marketing: Twitter pronta a Cancellare il proprio Titolo in Borsa

WebMarketingManager.net – Gli investitori di Twitter hanno presentato proposte per la cancellazione del titolo di Twitter in Borsa, a Wall Street.

Non c’è spazio per tutti onlineTroppi “social networks” = poca pubblicità disponibile. Fare business con Internet? Per molti, ma non per tutti.

Nessuno ha voluto comprare il social network con “l’uccellino azzurro” (Twitter) con poca crescita e perdite continue nei bilanci.

Twitter ha addirittura chiuso l’unica sede in Italia che avevano, a Milano, e licenziato tutti i dipendenti con un bel “addio e grazie”.

La nuova assemblea degli investitori di Twitter sembra avere le idee molto chiare: abbandonare “le logiche della Borsa” e dedicarsi esclusivamente ai propri utenti (o ciò che ne rimane).

La nuova proposta è quella di cancellare il titolo di Twitter in Borsa e far diventare il social network, una “cooperativa controllata dagli utenti”.

Fonte: Financial Times

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Focus on: In un mondo online dove tutti pensano che sia “facile avere successo facendo i selfie”, dove tutti pensano al successo personale “personal branding” senza impegnarsi (lo sognano ad occhi aperti, ma non fanno gli sforzi necessari per ottenerlo), arriva la cruda realtà: Twitter non ha la forza economica per competere con gli altri social networks del tempo libero, come Facebook & Co.

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#Social Media Marketing #Twitter #Social Network #Borsa #Wall Street #Titolo Twitter #Social Networks

 

Social Media Marketing: il 40% dei Ragazzi/e (14-18 anni) e’ OnLine 5 Ore/Giorno

WebMarketingManager.netWhatsApp è la prima piattaforma/app utilizzata dall’80,7% dei giovani, segue Facebook con il 76,8%, ed infine Instagram con il 62,1%.

Oltre 5 ore al giorno trascorse su internet per i giovani con età compresa tra i 14 ed i 18 anni. I social networks e le app per chattare degli smartphone sono i più utilizzati.

Cosa fanno i giovani online, nel 2017?

  • il 13% spreca il proprio tempo ad insultare i personaggi famosi (V.I.P.)

I giovani si fidano di tutto ciò che leggono online, anche delle notizie false?

  • il 14% non controlla/approfondisce la notizia per capire se sia vera o falsa

E dove si trovano questi giovani sul web, cosa utilizzano per comunicare?

  • 80,7% su WhatsApp
  • 76,8% su Facebook
  • 62,1% su Instagram

Lo sport nazionale dei giovani sui social networks (WhatsApp, Facebook ed Instagram)? Insultare i V.I.P. (personaggi famosi) online, ed i propri coetanei, approvando i commenti negativi e di odio

  • il 13% ha già insultato almeno un personaggio famoso su internet
  • il 13% utilizza commenti negativi (bullismo) rivolti ai coetanei
  • l’11% dei giovani (ragazze e ragazzi con età compresa tra i 14 ed i 18 anni) è favorevole agli insulti rivolti a personaggi famosi (V.I.P.)

Fonte: Hate Speech / Generazioni Connesse / Skuola.net / Università degli Studi di Firenze

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Focus on: 5 ore al giorno trascorse online, in modo costruttivo posso aiutare i giovani a trovare la propria strada. 5 ore online trascorse sui vari ed eventuali “social networks del tempo libero” a perdere tempo con odio verso i propri simili/coetanei e/o ai personaggi famosi (V.I.P.) non produrrà nulla di costruttivo per il futuro dei giovani.

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Social Media Marketing: Facebook: 8,81 Miliardi di $ (+51%) – 4°a Trim. 2016

WebMarketingManager.netDati di fine anno per Facebook che al 31 Dicembre 2016 ha superato 1,86 miliardi di persone/utenti registrati al social network (+17% rispetto al 2015).

Facebook, chiude la 4°a trimestrale del 2016 con ricavi pari a 8,81 Miliardi di dollari (+51% rispetto al 2015).

Da dove arriva l’aumento delle entrate per Facebook?

  • dalla pubblicità sui dispositivi mobili (smartphones e tablet)

L’84% dei ricavi di Facebook è generato dalla pubblicità mobile (smartphone e tablet).

Sono 4 anni che la pubblicità mobile (su smartphone e tablet) cresce su Facebook. Google rimane al numero 1, mentre Facebook è al 2° posto.

Per l’anno 2016, Facebook ha raggiunto complessivamente un fatturato pari a 27,6 miliardi di dollari, in crescita del +54% rispetto al 2015, e la raccolta pubblicitaria ha raggiunto quota 26,8 miliardi di dollari, in aumento del +57%.

Ricordiamo che oltre a Facebook, anche Instagram, WhatsApp e Facebook Messenger fanno parte del “network pubblicitario” di proprietà di Facebook.

Facebook, al 31 Dicembre 2016, ha superato 1,86 miliardi di persone/utenti (+17% rispetto al 2015) registrati al social network.

Cosa fanno gli utenti di Facebook?

  • 1,23 miliardi di persone controllano quotidianamente il social network sul proprio C. (Personal Computer) e Notebook (computer portatile)
  • 1,74 miliardi di utenti accedono a Facebook dal proprio dispositivo mobile (smartphone e/o tablet)

Nota negativa per Facebook che perde in tribunale la causa su Oculus VR (il dispositivo di realtà virtuale), e dovrà pagare 500 milioni di dollari a ZeniMax Media.

Facebook ha rubato la tecnologia di Oculus Rift ed i diritti di proprietà intellettuale.

Oculus VR è stata acquistata da Facebook nel 2014, per 2 Miliardi di dollari.

Fonte: Facebook

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Focus on: Con una crescita del +51% di ricavi pubblicitari da mobile (smartphone e tablet), il cellulare per Facebook è lo strumento più profittevole, per monetizzare le attività dei propri utenti sul social network.

Quanto alla sentenza del tribunale che condanna Facebook a pagare 500 milioni di dollari per aver rubato la tecnologia di ZeniMax Media, che dire? E’ tutto un rubare senza vergogna ormai… (copia/incolla. La Cina insegna).

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Mobile Marketing: Vendite dei Tablet crollate a -15,6% nel 2016. Settore in Crisi

WebMarketingManager.net – Sono ormai 9 trimestri consecutivi (27 mesi = 2 anni e 3 mesi) che il mercato dei tablet continua a perdere quote di mercato.

In base alle stime di IDC, le vendite mondiali dei tablet tra Ottobre 2016 e Dicembre 2016 erano di 52,9 milioni di unità (una perdita del -20,1% rispetto al 4° trimestre del 2015).

Per l’anno 2016, le vendite complessive di tablet sono state 174,8 milioni (con una perdita di -15,6% rispetto a tutto l’anno 2015).

Classifica Vendita dei Tablet nel 4° Trimestre del 2016

  1. Apple, con una perdita del -19% (42,6 milioni di iPad consegnati nel 2016, 7 milioni in meno del 2015, con un market share del 24,4%)
  2. Samsung, con una perdita del -10% (26,6 milioni di tablet venduti contro i 33,4 milioni del 2015, ed una quota di mercato del 15,6%)
  3. Amazon, con una crescita del +21% (raddoppiate le vendite di Kindle, da 6,1 milioni a 12,1 milioni di pezzi)
  4. Lenovo, con una crescita del +16%
  5. Huawei, con una crescita del +49% (da 6,5 milioni a 9,7 milioni di unità)
  6. White Box, con una perdita del -12%

Totale: perdita del -9% nel 4° Trimestre del 2016, e del -15,6% per tutto il 2016

Fonte: Strategy Analytics Tablet & Touchscreen Strategies service / IDC

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Focus on: Con un -9% di vendite per mercato dei tablet, nel 4° trimestre del 2016, il trend negativo continua anche a fine 2016. Da ricordare che il periodo natalizio è stato trainante per la vendita degli smartphones, ma non per i tablet. Una perdita complessiva del -15,6% per tutto il 2016. Fine di una “moda” per i tablet ?

L’unico segnale positivo per le vendite dei tablet rimane, in base alle ricerche di mercato, il tablet 2 in 1: dotato di tastiera fisica aggiuntiva. I costi troppo elevati di questa nuova generazione di tablet, fanno in modo che le vendite siano ancora ridotte e a favore dei computer portatili (notebook).

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Brand Awareness: Classifica Brands 2017 – le Marche piu’ famose del Mondo

WebMarketingManager.netLego ha superato la Disney  ed diventato il marchio più forte del Mondo. Ecco la classifica del 2017 dei brands più conosciuti a livello mondiale.

Il valore del brand è “misurato” da Brand Finance valutando i seguenti parametri:

  • forza / solidità
  • investimenti in ricerca e sviluppo
  • asset durevoli
  • marketing
  • ritorno d’immagine
  • fatturato
  • margini

Quali sono le marche / brands più importanti nel Mondo, nel 2017?

  1. Lego, con BSI score di 92,7
  2. Google, con BSI score di 92,1
  3. Nike, con BSI score di 92,1
  4. Ferrari, con BSI score di 91,9
  5. VISA, con BSI score di 91,5
  6. Disney, con BSI score di 91,3
  7. NBC, con BSI score di 91,3
  8. PWC, con BSI score di 90,9
  9. Johnson & Johnson, con BSI score di 90,1
  10. McKinsey & Company, con BSI score di 89,8

Fonte: Brand Finance Global 500 – 2017

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Focus on: Dal 2005 al 2015 la crescita delle imprese italiane è stata quasi zero, mentre il valore dei marchi e degli altri asset non materiali è cresciuto del 16% (CAGR – Compound Annual Growth Rate).

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Marketing: bye-bye: Apple -27%, bentornate: Google +24% ed Amazon +53%

WebMarketingManager.net – Ecco la classifica 2017 dei 500 brands con maggiore valore e fatturato nel Mondo, Brand Finance – Global 500:

  1. Google (U.S.A. – Stati Uniti), con 109,470 Miliardi di dollari (+24%)
  2. Apple (U.S.A. – Stati Uniti), con 107,141 Miliardi di dollari (-27%)
  3. Amazon (U.S.A. – Stati Uniti), con 106,369 Miliardi di dollari (+53%)
  4. AT&T (U.S.A. – Stati Uniti), con 87,016 Miliardi di dollari (+45%)
  5. Microsoft (U.S.A. – Stati Uniti), con 76,265 Miliardi di dollari (+13%)
  6. Samsung (Korea) , con 66,219 Miliardi di dollari (+13%)
  7. Verizon (U.S.A. – Stati Uniti) , con 65,875 Miliardi di dollari (+4%)
  8. Walmart (U.S.A. – Stati Uniti) , con 62,496 Miliardi di dollari (+16%)
  9. Facebook (U.S.A. – Stati Uniti) , con 61,998 Miliardi di dollari (+82%)
  10. ICBC (Cina) , con 47,832 Miliardi di dollari (+32%)
  11. China Mobile (Cina)
  12. Toyota (Giappone)
  13. Wells Fargo (U.S.A. – Stati Uniti)
  14. China Construction Bank (Cina)
  15. NTT Group (Giappone)
  16. McDonald’s (U.S.A. – Stati Uniti)
  17. BMW (Germania)
  18. Shell (U.K. – Gran Bretagna – Regno Unito)
  19. T (Deutsche Telekom) (Germania)
  20. IBM (U.S.A. – Stati Uniti)
  21. Mercedes-Benz (Germania)
  22. GE (General Electric)(U.S.A. – Stati Uniti)
  23. Alibaba (Cina)
  24. Walt Disney (U.S.A. – Stati Uniti)
  25. Chase (U.S.A. – Stati Uniti)
  26. Marlboro (U.S.A. – Stati Uniti)
  27. Coca-Cola (U.S.A. – Stati Uniti)
  28. Nike (U.S.A. – Stati Uniti)
  29. Bank of China (Cina)
  30. Bank of America (U.S.A. – Stati Uniti)
  31. The Home Depot (U.S.A. – Stati Uniti)
  32. Sinopec (Cina)
  33. PetroChina (Cina)
  34. Agricultural Bank of China (Cina)
  35. Mitsubishi (Conglomerate) (Cina)
  36. Citi (U.S.A. – Stati Uniti)
  37. Xfinity (U.S.A. – Stati Uniti)
  38. Oracle (U.S.A. – Stati Uniti)
  39. Starbucks (U.S.A. – Stati Uniti)
  40. Huawei (Cina)
  41. Volkswagen
  42. Nissan (Giappone)
  43. IKEA (Svezia)
  44. CVS (U.S.A. – Stati Uniti)
  45. Siemens (Germania)
  46. Ford (U.S.A. – Stati Uniti)
  47. Tencent (Cina)
  48. UPS (U.S.A. – Stati Uniti)
  49. Chevron (U.S.A. – Stati Uniti)
  50. Vodafone (U.K. – Gran Bretagna – Regno Unito)Al numero

Al numero 57 troviamo Visa

E l’Italia, dove sta? La classifica dei brand italiani con maggiore fatturato:

122 troviamo Eni, che rappresenta il primo brand italiano

203 Enel, il secondo brand italiano

219 Gucci, il terzo brand italiano

239 Telecom Italia

258 Ferrari

301 Generali

371 Intesa Sanpaolo

423 Poste

463 Prada

Fonte: Brand Finance Global 500 – 2017

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Focus on: Gli U.S.A. – Stati Uniti, rappresentano le nazioni (50 Stati) maggiormente presenti nella classifica dei brands più apprezzati dai consumatori, e che producono maggiore fatturato al Mondo.

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Mobile Marketing: 1,5 Miliardi di Smartphones consegnati nel 2016. Apple n. 1

WebMarketingManager.netApple torna ad essere la n. 1 e Samsung passa al n. 2 per quanto riguarda le vendite mondiali di smartphones, nel 4° trimestre del 2016.

+3% le vendite di smarphones nel 2016 rispetto al 2015. Le vendite natalizie sono state determinanti per la chiusura positiva dell’anno.

Quote di mercato annuali degli smarphones. Vendite mondiali 2016:

  • Samsung, con il 20,8%
  • Apple, con il 14,5%
  • Huawei, con il 9,3%
  • OPPO, con il 5,7%, con una crescita del +99%.
  • Vivo, con il 4,8%

Riflettori accessi sul produttore OPPO, in Cina che ha raddoppiato le vendite di smartphones e sul mercato asiatico lancia la sfida ad Huawei.

Nel 4° trimestre del 2016, le vendite mondiali di smartphones sono cresciute del +9%, grazie alle vendite di Natale, arrivando a quasi quota 440 milioni di smartphones venduti.

Quali sono le nazioni ed i continenti con maggiore richiesta di cellulari smartphones?

  • Cina
  • Africa

Fonte: Strategy Analytics

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Focus on: 1,5 Miliardi di Smartphones venduti nel 2016, rappresentano una popolazione mondiale sempre più “mobile first”.

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Web Marketing: Procter & Gamble, 72 Miliardi di dollari persi con Agenzie Web

WebMarketingManager.net – Le chiamano “web agency”, li chiamano “centri media”, ma per Procter & Gamble (P&G) altro non sono che dei “venditori di fumo”.

Procter & Gamble (P&G), ha finalmente capito (meglio tardi che mai – ndr) che i Likes su: Facebook, Twitter, Youtube ed Instagram, sono praticamente soldi buttati = 72 Miliardi di dollari l’anno in digital advertising.

Procter & Gamble (P&G), ogni anno investe circa 200 Miliardi di dollari in pubblicità, e per il 2017 potrebbe addirittura azzerare il budget (72 Miliardi di dollari) nel digital spostando tutti i budgets dei brands in TV (televisione) a causa di “web agency” e “centri media” poco trasparenti (poco professionali – ndr).

E’ finita “la pacchia” per i “venditori di fumo”, il 2017 sarà l’anno della “massima trasparenza” per la pubblicità online, almeno per Procter & Gamble (P&G).

Marc Pritchard, Chief Brand Officer di Procter & Gamble (P&G), ha così dichiarato:

  • “Appoggiarsi ad agenzie che non generano profitto non è un buon affare”
  • “Non vogliamo più perdere tempo e non vogliamo sentire scuse”
  • “Agli investitori tocca sprecare tempo e soldi per comprendere tutti i diversi approcci”
  • “Chiederemo la massima trasparenza, includendo nei contratti clausole sull’utilizzo dei nostri soldi, che dovranno essere utilizzati unicamente per l’adv digitale, con tanto di obbligo a restituire quelli non spesi e di revisione dei bilanci”.

Per chi non conoscesse Procter & Gamble (P&G):

  • fondata nel 1837
  • ha circa 110.000 dipendenti totali
  • è presente in 70 nazioni nel Mondo

Procter & Gamble (P&G) in Italia:

  • 3.000 dipendenti
  • oltre 40 marche commercializzate

Quali sono le marche (brands) per la Bellezza e Salute, di Procter & Gamble (P&G)?

AZ

Braun

Fluocaril

Gillette

Gillette Fusion

Head&Shoulders

Herbal Essence

Kukident

Mach3

Metamucil

Olaz

Oral B

Pantene

Parogencyl

Venus

Vibovit

Vicks

Quali sono le marche (brands) per la Casa, di Procter & Gamble (P&G)?

Ambipur

Dash

Fairy

Febreze

Lenor

Mastro Lindo

Swiffer

Viakal

Fonte: IAB – Interactive Advertising Bureau’s Annual Leadership Meeting di Hollywood / AdAge

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Focus on: Conosco sia le web agency che i vari centri media italiani, e Procter & Gamble (P&G) non ha tutti i torti a lamentarsi e a non fidarsi più di queste strutture.

Cosa sono i centri media (in sintesi)?

I centri media, di grandi dimensioni, sono così strutturati: 1 (una) persona a capo di una divisione, ed una marea di stagisti sottopagati, demotivati, schiavizzati, sfruttati e chi più ne ha più ne metta. Ovvio è che i risultati non arrivano affidandosi a questi “centri media”. I dipendenti, appena possono scappano con il cliente del “centro media” e si fanno assumere dall’azienda che sarà ex cliente del “centro media”.

Cosa sono le web agency (agenzie web) (in sintesi)?

Le web agency, di grandi dimensioni (agenzie web), peggio ancora, meglio evitarle che lavorare con loro. Avete presente una caserma militare? Ecco, quello è il clima che si respira. Anche qui, troviamo in quantità industriale gente demotivata, sfruttata, sottopagata, e stagisti a volontà, oltre a presuntuose e presuntuosi che fanno le “capette” ed i “capetti” della propria divisione, non avendo la minima conoscenza del prodotto che propongono o vendono (o meglio: vorrebbero vendere, perché alla fine non lo vendono, in quanto il cliente “stranamente” non firma il contratto)

E quindi cosa fare?

Semplice: avere dei veri professionisti in azienda, pagarli bene, motivarli e non farseli scappare.

Chissà se nel 2017 il medio e grande cliente lo capirà…

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